Guido Pollice: Ancora più vicini a mezzanotte

Guido Pollice: Ancora più vicini a mezzanotte

Gli eventi degli ultimi mesi aprono nuove prospettive sul futuro ambientale dell’umanità. La nuova amministrazione americana ha inviato segni preoccupanti: crescente ricorso ai combustibili fossili inquinanti, scetticismo sulla limitazione delle emissioni di gas che alterano il clima, minori controlli ambientali nella più grande potenza inquinante del pianeta, rinnovato interesse per gli armamenti soprattutto nucleari, attriti nella politica europea.

Negli Stati Uniti il “Bulletin of the Atomic Scientists”, fondato nel 1945 pochi mesi dopo il bombardamento americano delle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki da un gruppo di scienziati colpiti dalla grande tragedia provocata dalla bomba atomica, da 72 anni, ogni mese, parla dei problemi delle armi nucleari ma anche delle conseguenze delle scoperte scientifiche che influenzano la vita dei terrestri, 2,3 miliardi di persone nel 1945, 7,3 miliardi di persone oggi.

A partire dal 1947 l’avvertimento dei pericoli è espresso con la immagine di un orologio, che appare sulla copertina di ogni numero, con le lancette che indicano i minuti che restano, prima della mezzanotte dell’umanità, il giorno-della-fine-del-mondo, se non si prendono provvedimenti. In mancanza dei quali l’umanità davvero rischia l’annientamento per la radioattività liberata dalla possibile esplosione di bombe termonucleari, o per guerre, o per fame, o per catastrofi dovute agli sessi terrestri.

All’inizio la lancetta è stata messa a sette minuti a mezzanotte quando solo gli Stati Uniti possedevano le bombe atomiche; si avvicinò a tre minuti a mezzanotte nel 1949 quando anche l’Unione Sovietica dimostrò di possedere “la bomba”. La lancetta segnò due minuti a mezzanotte nel 1953, dopo l’esplosione della bomba H americana, e tornò indietro a dodici minuti a mezzanotte quando, nel 1963, Stati Uniti e Unione Sovietica decisero di far cessare le esplosioni nucleari sperimentali nell’atmosfera, limitandole alle esplosioni nel sottosuolo; negli anni successivi ci furono alterni rapporti fra le potenze nucleari “ufficiali” che erano diventate cinque: Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Unione sovietica e Cina, con l’aggiunta del misterioso arsenale nucleare di Israele. Nel 1991, dopo la distensione seguita al crollo dell’Unione Sovietica, l’orologio segnò diciassette minuti a mezzanotte, una boccata di speranza di pace, ben presto vanificata dall’entrata di India e Pakistan fra i paesi dotati di bombe nucleari. I primi quindici anni del Ventunesimo secolo hanno visto nuovi pericoli di instabilità per la popolazione umana, anche se lentamente la Russia e gli Stati Uniti hanno deciso di smantellare una parte delle “vecchie” bombe nucleari. Si tratta di delicate operazioni tecniche che liberano grandi quantità degli esplosivi plutonio e uranio arricchito, in parte utilizzati come combustibili per le centrali nucleari commerciali, in parte esposti a incidenti, e a furti da parte di criminali e terroristi. Nel frattempo il club dei paesi dotati di armi nucleari ha visto l’entrata della Corea del Nord. Dalle sessantamila bombe nucleari esistenti nel mondo all’apice delle crisi internazionali, nel 1987, oggi esistono nel mondo “soltanto” circa 15.000 bombe nucleari, alcune delle quali in stato permanente di allerta. Le bombe nucleari si deteriorano col tempo e le due principali potenze nucleari continuano ad aggiornare i loro arsenali; adesso i collaudi delle bombe non richiedono più esplosioni sperimentali ma possono essere fatti con altri metodi. Di recente è stato annunciato che le bombe nucleari a fusione americane B61, alcune delle quali sono depositate anche in Italia a Ghedi (Brescia) e ad Aviano (Pordenone), saranno perfezionate nel modello B61-12 con una spesa di dieci miliardi di dollari; così si allontana ancora di più la speranza che gli stati nucleari rispettino l’impegno, da loro sottoscritto col Trattato di non proliferazione nucleare, che impone, all’articolo VI, l’avvio di trattative per il disarmo nucleare totale.

Eppure un disarmo atomico sarebbe possibile; si è riusciti, pur dopo anni di dibattiti, a vietare le armi chimiche e quelle biologiche, perché non si dovrebbero vietare quelle nucleari ? Il denaro risparmiato fermando le attività nucleari militari, centinaia di miliardi di dollari ogni anno nel mondo, permetterebbe di affrontare e risolvere almeno una parte dei problemi di miserie, di ingiustizie e di sottosviluppo, di fame e di mancanza di acqua e di suoli inariditi, che sono la vera radice della violenza internazionale.

Altre nuvole tempestose hanno infatti affollato il cielo rendendo possibili disastri, anch’essi planetari, dovuti al riscaldamento globale, e anche per questo l’orologio del “Bulletin” si è avvicinato, all’inizio del 2017, a due minuti e mezzo dalla mezzanotte dell’umanità.

I paesi del mondo, giustamente spaventati, cercano accordi per diminuire il flusso nell’atmosfera dei responsabili dell’aumento della temperatura terreste, quei gas inquinanti, figli dei processi produttivi e dei consumi e sprechi di energia, di minerali, di prodotti agricoli e di merci da parte dei paesi ricchi e fonti di danni economici ed ecologici per i paesi poveri. Cercano accordi per il disarmo nucleare, spesso con l’opposizione proprio dei paesi ricchi che non vogliono sacrificare il proprio predominio economico e militare. Così miseria, migrazioni, disperazione, le madri del terrorismo, sono alle porte e non basta chiuderle. Bisogna aprire piuttosto, con coraggio, come raccomanda il Papa Francesco, le porte dei nostri cuori alla giustizia che è l’unica mamma della pace e della sopravvivenza ecologica, e quindi umana.

Verde Ambiente, 33, (1-2), p. 2-3 (gennaio-febbraio 2017)

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