La sinistra di tutti e tutte. Ma proprio di tutti tutti?

Riflessioni semiserie sull’ultimo (ancora per poco) appello per l’unità della sinistra

Che pena questi appelli anonimi lanciati e rilanciati via rete.
Che pena il tentativo di far sembrare spontaneo e come voce di popolo qualcosa che sta solo nelle teste di pochi sinistri cacicchi.
Che pena risentire la litania sul “recente passato di sconfitte e testimonianza” quando da vent’anni a questa parte tutte le nuove sinistre, moderne, ecologiche, libertarie, fashion e di governo sono miseramente naufragate.
Che pena leggere che “È ora di cambiare il modo in cui si produce e quello in cui si consuma” senza mai nominare la parola capitalismo.
Che pena vedere dipingere Renzi e il PD come gli orchi cattivi, dopo aver spaccato un partito comunista in nome della sfida del governo, dell’asse strategico col PD contro quelli con il torcicollo e minoritari.
Che pena sentire che “Dobbiamo organizzarci” dopo anni di ubriacature per primarie, partiti leggeri, leopolde, fabbriche, convention, camp e altre stronzate varie.
Che pena trovare scritto “Sarà importante l’impegno dei rappresentanti istituzionali a tutti i livelli a mettersi al servizio del processo, agendo da terminale sociale” quando ad es. i sindaci del “cambiamento” sono il problema e non la soluzione.
Che pena dire che si vogliono raccogliere non “solo le istanze dei singoli, ma anche quelle di tutte le esperienze collettive, le reti sociali, le forze sindacali, l’associazionismo diffuso, i movimenti” senza riconoscere il copyright a Landini e alla sua idea di coalizione sociale (a proposito che fine ha fatto?).
Che pena ‘sta storia di “Cominciamo un viaggio che sappia cambiare noi stessi e il mondo che ci circonda” manco fosse il viaggio da fare dopo l’esame di maturità…
“Povero diavolo… che pena mi fa”…

Gianni Porta
23 dicembre 2015

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