Molfetta, come volevasi dimostrare

di Gianni Porta

Non c’era alcuna vera necessità politica in questa crisi a Molfetta.
Bastava ragionare con un po’ di logica politica per trovare un nuovo equilibrio, inevitabilmente e irresponsabilmente squilibrato dalle candidature alle elezioni regionali. Bastava incontrarsi il pomeriggio del 31 maggio per evitare questa crisi ma non è andata così. Magari la prossima volta, evitiamo di perdere un mese abbondante a parlare di “buoni e cattivi” invece di discutere di bilancio e piano delle opere pubbliche. Ma tant’è…
Sappiamo che in tanti hanno tifato perché si arrivasse alla rottura e oggi sono costretti a fare buon viso a cattivo gioco.
Per parte nostra, nel marasma isterico dei giorni della crisi, mentre non pochi si esercitavano al tiro al bersaglio contro esponenti politici, mentre altri organizzavano campagne mediatiche e tentativi di spallate, abbiamo avuto una posizione terza rispetto al Pd e al Sindaco.
Una posizione di responsabilità che ha ricevuto attestazioni di approvazione ma ha anche sollevato qualche perplessità tra simpatizzanti ed elettori, del tipo “Ma che ci stiamo a fare noi qui? Che centriamo noi con questa roba qui?” Ora che la crisi è superata, un approfondimento è dovuto innanzi tutto a quanti ci hanno sostenuto convintamente e appieno nel primo turno delle elezioni comunali del 2013 (“appieno” significa che hanno sostenuto sia il sottoscritto come candidato sindaco ma soprattutto hanno votato la lista di partito e uno dei suoi 24 candidati consiglieri, voto ben più importante del voto al sottoscritto). E che hanno sostenuto con il loro voto l’apparentamento al secondo turno nel 2013.
A questi cittadini ed elettori di Rifondazione Comunista a Molfetta, a quanti continuano a seguirci e sostenerci, a quanti si sono avvicinati da poco alla nostra realtà politica, a quanti in occasione delle elezioni regionali hanno votato L’Altra Puglia a Molfetta perché significava anche rafforzare il lavoro di Rifondazione Comunista a Molfetta e una certa idea di sinistra “non ballerina”, ma soprattutto a quanti non si sono mai illusi sul centrosinistra molfettese e dunque non sono mai rimasti ferocemente delusi come tanti altri dalle fantasmagoriche narrazioni, vogliamo ribadire le ragioni della nostra linea in occasione dell’ultima crisi.
1. Rifondazione Comunista in questa crisi non è stata in alcuno modo interessata alla discussione su posizioni e postazioni di governo, in continuità sia con i precedenti reimpasti di giunta e decisioni sulla composizione della Giunta comunale nel giugno 2013. Perchè – qualcuno potrebbe chiedere – se siamo parte di una coalizione non possiamo partecipare alla discussione e definizione di assetti di governo e postazioni?
2. Perché l’apparentamento firmato al secondo turno nel 2013 certifica che il patto tra Rifondazione Comunista e il sindaco Natalicchio ha una natura politico-programmatica, per questo diamo fiducia alle persone scelte dal sindaco nella misura in cui attuano il programma. Non siamo abituati a garantire fedeltà incondizionata alle persone, noi diamo fiducia a chi attua le cose concordate nei patti sottoscritti. È quello il contenuto del patto. Se il programma non viene attuato non entra semplicemente in crisi il rapporto tra Rifondazione Comunista e una singola persona come l’assessore di turno.
3. C’è un programma sottoscritto, fortemente alternativo e di sinistra, che merita di essere onorato e su cui si sono vinte le elezioni due anni fa. Un programma che qualsiasi osservatore “esterno” alle cose molfettesi potrebbe giudicare difficile da conciliare con la presenza di partiti riformisti o moderati presenti nella maggioranza. Da due anni a Molfetta abbiamo una “strana” coalizione che va dal Centro Democratico a Rifondazione Comunista. Un “unicum” partorito dalla campagna elettorale del 2013 e di cui ci siamo sentiti garanti nei momenti più isterici della crisi proprio perché non facciamo parte a livello generale, culturalmente e politicamente, del centrosinistra.
4. Non è certo per una crisi legata al riequilibrio delle presenze in Giunta che ci saremmo assunti la responsabilità di mandare tutto all’aria come si stava per fare. In politica contano le idee, i valori e anche le postazioni per far valere le proprie idee. Chi nega strumentalmente questa evidenza è un’ipocrita che opportunisticamente da un giorno all’altro sarebbe capace di infamare i suoi compagni di strada.
5. È sul rispetto e l’attuazione del programma in ambiti strategici che Rifondazione Comunista decide se continuare a credere in questa scommessa. Che vuol dire? Che continuiamo a esserci a condizione che si attui il programma. E su questo che si misura la distanza tra la narrazione e la realtà e si fanno i bilanci conseguenti.
Di seguito qualche esempio.
Se si rilancia il sistema produttivo e commerciale riequilibrando i rapporti tra centro e zone extraurbane nel prossimo piano del commercio, riutilizzando anche il vecchio mercato ortofrutticolo.
Se si ripensa il progetto del nuovo porto, dove continua a mancare uno studio costi/benefici fondamentale per un possibile ridimensionamento degli interventi.
Se la nuova pianificazione urbanistica scommette sulla riduzione di consumo di suolo, sulla rigenerazione urbana e si tolgono i lucchetti dai parchi come per il parco di Mezzogiorno.
Se si investe sulla raccolta porta a porta, sul ciclo dei rifiuti attraverso investimenti per i nuovi impianti e si decide finalmente di adottare una nuova organizzazione meccanizzata del servizio di spazzamento.
Se si regolamenta in modo trasparente l’erogazione dei sostegni alle fasce deboli (giace una nostra proposta da ottobre 2014) e si adotta una politica della casa non basata sull’emergenza utilizzando i soldi che ci sono, derivanti dalla vendita del patrimonio immobiliare degli ultimi anni.
Se la programmazione culturale si accorda con il Forum della cultura esautorato quest’anno dalla nomina diretta di un consulente artistico.
Se si controllano a tappeto le concessioni di strutture comunali, sportive e non solo, per evitare danni al patrimonio comunale.
È su questi temi, come su altri punti del programma, che ci giochiamo la possibilità per Molfetta di invertire rotta. Abbiamo raccolto un’eredità difficile che non può essere un alibi ma uno stimolo per fare un salto di qualità amministrativo.
E come sempre nella nostra storia locale, evitiamo le santificazioni e le demonizzazioni delle persone, evitiamo il qualunquismo e la pruriginosità, stiamo al merito dei problemi provando a indicare una conseguente soluzione di sinistra.
Lo so, è più facile inneggiare al nuovo eroe o eroina della sinistra, ma la Puglia “migliore” di Vendola dimostra senza ombra di dubbi che questo modo di fare indebolisce e distrugge la sinistra anziché rafforzarla.
Lo so, è più facile pulirsi lo stomaco contro il senatore di turno caricandolo di tutti i mali del mondo senza fare i conti con quanto di quella visione del mondo e della politica è dilagata a sinistra.
Lo so, è più facile correre dietro le stelle (cinque o quante altre ne volete) che lavorare permanentemente a costruire e tenere in piedi una comunità politica di partito, un punto di vista sul mondo e sulla città, produrre un gruppo dirigente allargato invece che un leader da osannare.
Lo so, è più facile appassionarsi alla telenovela giornalistica cittadina con i personaggi politici raffigurati come protagonisti piuttosto che scomodare e indagare chi detiene la ricchezza e i cordoni della borsa a Molfetta (che rimane dietro le quinte in città come altrove).
Ma a noi, qui a Molfetta, ci piacciono le cose difficili.
Ci piace quella cosa che “viene da lontano e va lontano”. Non chi ogni sei mesi vuole ricominciare da zero a scrivere la storia perché “sono arrivato io e mo’ vi libero dalla zavorra del Novecento” e intanto fa passi indietro.
Ci piace quella cosa pesante che chiamano militanza. Non la politica “Open” che si fa quando si ha voglia, tempo e convenienza.
Ci piace quella cosa dura che chiamano sacrificio. Non la sinistra “light” che affascina con le poesie e passa all’incasso con gli incarichi.
Ci piace quella cosa difficile che chiamano comunismo. Non il nuovo “Possibile” partito di sinistra.
A chi crede che la sinistra è un’etichetta buona per tutte le stagioni, a chi pensa che tanto fra un poco basta fare un accrocchio unico per essere tutti amici (e di sinistra), rispondiamo NO GRAZIE.

5 agosto 2015

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