Sul nuovo soggetto politico della sinistra e dei democratici – 2

Il 25 gennaio, esattamente tra 7 giorni, in Grecia il partito della sinistra radicale Syriza nostro alleato al parlamento europeo e nel partito della sinistra europea potrebbe vincere le elezioni politiche.
Indipendentemente da quello che si possa pensare di Tsipras e del percorso di Syriza, la vittoria della sinistra radicale potrebbe essere il primo passo per rompere la gabbia dell’austerità, stella polare di questa Unione europea e contribuire al cambiamento radicale di questa Europa dei banchieri. Tutto ciò è confermato dai pesanti attacchi che Siryza sta subendo sia in Grecia sia in Europa dove i sostenitori delle politica di austerità con a capo la Germania stanno tentando in tutti i modi di condizionare pesantemente il voto di un paese sovrano. Certo non è solo con la vittoria delle elezioni che si cambiano le sorti della Grecia e dell’intera Europa, come ammette lo stesso Tsipras, serve che il popolo greco e tutti i popoli d’europa credano e lavorino per la costruzione del basso di un modello di sviluppo diverso, ma la vittoria di Syriza in Grecia potrebbe essere una spinta importante in questo senso.
Se sull’esperienza in Grecia di Syriza in Grecia abbiamo dei dubbi (legati soprattutto alla mancanza di un’analisi sulla necessità del superamento dell’euro) ma crediamo che una sua vittoria possa contribuire a cambiare gli equilibri in Europa, sul percorso della sinistra radicale in Italia abbiamo delle certezze, certezze in senso negativo.
Ancora una volta si sta lavorando per costruire una sinistra senza lavoro e senza classe. Nonostante i continui riferimenti agli scioperi degli ultimi mesi tutti i documenti ufficiali non menzionano e non fanno nessuna analisi di classe su quello che avviene in italia, la contraddizione capitale lavoro sembra volutamente scomparsa. Da chi dovremmo ripartire se non dai lavoratori in lotta? Quali analisi facciamo su un sindacato che nonostante lo sciopero generale non rinuncia alla concertazione, anche a costo di scomparire, dimenticando il suo ruolo principale, quello di guidare e unificare le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici?
Che sinistra vogliamo costruire se continuiamo ad inseguire chi in questi anni nonostante i mal di pancia ha sostenuto i governi (Monti e Letta) che hanno contribuito alla distruzione dei diritti conquistati dai lavoratori in decenni di lotte, allo smantellamento del welfare e con chi non ha detto niente sulla distruzione del nostro territorio e sulle grandi opere. Che sinistra vogliamo costruire con chi ha governato in una regione come la Puglia senza riuscire a costruire un modello di governo del territorio realmente alternativo limitandosi a fare “buona amministrazione” nel migliore dei casi e disastri sul altri versanti come quello ambientale (la gestione della vicenda Ilva o la vicenda rifiuti).
E’ fondamentale unire la sinistra partendo dal conflitto e dalla classe, una sinistra capace di dettare l’agenda del paese partendo dalle miriadi di vertenze in tutto il paese connettendole, così da palesare la reale forza rappresentata da milioni di lavoratrici e lavoratori. Non ci interessa costruire una sinistra che non metta al centro i lavoratori e le lavoratrici siano essi precari, stabili o disoccupati. Ma non ci interessa allo stesso tempo costruire una sinistra minoritaria e incapace di dar voce a quei milioni di lavoratori che dice di voler rappresentare.
In italia abbiamo un primo e grande obbiettivo, impedire che venga approvato il Jobs Act che ha come primo obbiettivo quello di ribaltare definitivamente gli equilibri di classe riportando i lavoratori ad una condizione di schiavitù.

P. de Candia

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