Deposito per scorie nucleari: il pesante fardello

Chiaramente gli incubi nucleari non finiranno mai, troppo legati pure loro alla loro intrinseca natura radioattiva.
Il vecchio ed il nuovo continuano ad intrecciarsi, sempre, però, a insaputa e a discapito dei comuni mortali, tanto è stabilita altrove la gestione universale dei territori e delle comunità.
Così da un D. Lgs. 31/2010, berlusconiano e che addirittura contemplava depositi di rifiuti radioattivi all’interno degli stessi siti delle centrali nucleari, si arriva al D. Lgs. 45/2014, renziano e post vittoria referendaria, per far scaturire all’ISPRA la Guida Tecnica n. 29. Questa dovrebbe fissare “Criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività”. Si badi bene che la Guida n. 29 sta fissando i criteri per la selezione del sito, non sta indicando le procedure atte alla realizzazione del deposito, e, dulcis in fundo, addirittura essa risulta essere molto più permissiva rispetto allo studio di ENEA del 2003. Quest’ultimo identificava, infatti, come area utile per eventuali siti di Deposito lo 0,6 % del territorio nazionale, contro il 5 % della Guida n. 29 dell’Ispra … bell’acquisto ha fatto il territorio del Bel Paese!!!
A questo si aggiunge il solito pasticcio (cosciente o meno) tipicamente italiano; la Guida 29 esprime i criteri per individuare siti definitivi di rifiuti radioattivi a bassa e media attività (I e II categoria), perché in teoria secondo la normativa internazionale di IAEA questi non potrebbero coesistere nello stesso sito con quelli ad alta attività (III categoria).
Che fine farebbero quest’ultimi, sia quelli presenti in Italia che quelli che dovrebbero ritornare dalla Francia o dall’estero, non è dato ancora saperlo. Di fatto in Italia già vi sono esempi di coesistenza: nel deposito e nello stesso edificio della Trisaia di Rotondella stazionano sia rifiuti ad alta attività (le barre statunitensi di Elk River) che rifiuti a bassa e media attività.
Dal 3 gennaio 2015, passati i sette mesi dal 4 giugno 2014, data della pubblicazione dei criteri dell’Ispra, la SOGIN dovrebbe aver presentato ai Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico la proposta di CNAPI (Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee), base preliminare per lo studio dei siti potenziali. Successivamente alla verifica di Ispra e al nulla osta dei due Ministeri, la Cnapi dovrebbe essere pubblicata. Da questo momento la Sogin dovrebbe aprire una fase di consultazione pubblica e condivisione delle “sue” soluzioni tecniche nell’ambito di un Seminario Nazionale, dove dovrebbero essere invitate tutte le parti interessate. Trascorsi novanta giorni da questo seminario, sulla base delle osservazioni emerse, la Sogin trasformerebbe la Cnapi in CNAI, cioè in definitiva Carta Nazionale delle Aree Idonee.
Una volta arrivato il parere tecnico positivo di Ispra e l’approvazione ministeriale della Cnai, la Sogin inizierebbe la fase di concertazione con Regioni ed Enti Locali interessati dalle aree idonee e proposte per l’ubicazione del Deposito Nazionale per scorie radioattive. La scelta del sito, non si capisce bene secondo quali calcoli o decisioni, dovrebbe avvenire entro il 2015 o addirittura per settembre 2015. Per accelerare i tempi la Sogin auspica ed invoglia autocandidature da parte degli Enti Locali interessati: come dire, gli ami vengono sempre gettati, più pesci abboccano meglio sarà. Non è un caso che l’attuale governo Renzi per la realizzazione del Deposito Nazionale e del (fantomatico?) Parco Tecnologico prevede un investimento complessivo di circa 1,5 miliardi di €, con una occupazione di 1500 unità lavorative per quattro anni e circa 700 unità in pianta stabile.
Nel frattempo è stato anche creato l’OCCN (Osservatorio per la Chiusura del Ciclo Nucleare). Questo osservatorio dovrebbe avere lo scopo di “Approfondire gli aspetti tecnici e tecnologici, nonché le implicazioni economiche, sociali ed ambientali delle attività di bonifica dei siti nucleari e di gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi”. In verità, anche da una semplice valutazione degli interventi fatti nella riunione organizzata da questo Osservatorio il 21 ottobre 2014 a Roma, poco si evince non solo sulla necessità di averlo creato, ma anche su qual è o quale dovrebbe essere il reale compito di esso, costituito essenzialmente da tecnocrati vecchi o nuovi e pseudoambientalisti, di cui anche un tredicenne senza memoria storica non avrebbe avuto difficoltà a farne cadere la maschera. Tutti personaggi, insomma, che, almeno a sentirli, sembrano interessati soltanto alla realizzazione del Deposito a qualunque prezzo. Ciò non meraviglia se si considera che l’Occn è una emanazione della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, la quale annovera tra i suoi sponsor finanziari varie imprese potenzialmente (?) interessate al business del deposito tra cui spiccano il Gruppo Marcegaglia, Wasteitalia e la stessa Sogin.
Ci si chiede come mai tanti fermenti radioattivi (ma sui media zero informazione!) in un Paese come l’Italia, la cui lungaggine nella risoluzione dei problemi è atavica e universalmente nota? Lungaggine che, tra l’altro, puntualmente si trasforma in progetti, ricerche, finanziamenti, incentivi e quant’altro, come ben si sa, possa fare business.
PRIMO, gli accordi italo-francesi prevedono tra il 2020-2025 il rientro in Italia dei rifiuti ad alta attività risultanti dal riproccessamento. La Francia ha rifiutato di accettare altro combustibile nucleare dall’Italia, fintanto che non ci sarà evidenza di costruzione di Deposito Nazionale sul territorio italiano. Fatto, questo, che fa sorgere dubbi se interpretarlo come causa o pretesto di questa apparente corsa affannosa italiana, considerando anche da quale pulpito viene la predica: le poche migliaia di m3 di rifiuti nucleari italiani ad alta attività (15.000 m3) sono veramente un granello di sabbia rispetto alla montagna di milioni di m3 degli analoghi rifiuti francesi.
SECONDO, siamo o no di fronte al governo renziano del tutto fare, o meglio ancora del fare, sfare e disfare, che recependo la Direttiva Comunitaria 2011/70 Euratom sforna il D. Lgs. 45/2014. Questo decreto darà via libera alla Sogin, attraverso la Cnapi, per gestire l’intera operazione dalla progettazione alla costruzione del deposito, compresa anche l’istruttoria tecnica, procedurale ed amministrativa per l’assegnazione del sito, nonché le fasi di informazione e coinvolgimento delle popolazioni interessate. Poco importa chi deciderà sulle stesse autocandidature di sindaci, province, regioni o sulla competenza tecnica di questi enti locali, e soprattutto in che modo queste problematiche saranno condivise con le popolazioni. Tutto questo sembra la fotocopia di quello che è già successo e continua ad avvenire, per esempio, con Tav, Tap e prospezioni-trivellazioni petrolifere. La riprova di ciò sta nel fatto che questo decreto lgs. prevede non solo che l’opera abbia un’autorizzazione unica ma che soprattutto comprenda la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza: morale della favola, tutto quello che le popolazioni autoctone contestano legittimamente sui propri territori, il Governo lo attuerà ugualmente con la forza attraverso i “subdoli” principi della legge “Sblocca Italia”.
Rimane sempre molto vergognoso il differente trattamento. La volontà popolare referendaria è sottoposta al raggiungimento di più del 50% dei consensi e ciò nonostante non sempre viene rispettata. Al contrario, questi fantomatici governi, nemmeno designati direttamente da una scelta pubblica elettorale e nonostante siano espressione di una relativa minoranza della popolazione, con la scusa dell’interesse nazionale, furbescamente, impongono leggi che non sempre coincidono con le esigenze della collettività. In realtà, soprattutto attraverso trattati internazionali, come TTIP (trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti) e TISA (trattato internazionale di liberalizzazione dei servizi), si foraggiano gli interessi delle multinazionali, consentendo che stragi e disastri ambientali rimangano impuniti e permettendo così il continuo stato di depredazione dei territori.
SEMBRA quasi paradossale che a distanza di pochissimi anni dalla vittoria referendaria si ritorni a parlare di nucleare in Italia.
Da un lato, per quanto riguarda il versante istituzionale, ogni pretesa viene messa in campo pur di riprendere, non si capisce in che termini, la questione nucleare.
Dall’altro, il movimento antinucleare, nonostante ci siano state ben due vittorie referendarie ed un blocco di progetto di deposito geologico a Scanzano Jonico, non ha tenuto probabilmente nella giusta considerazione il pesante fardello delle scorie nucleari già prodotte e presenti. In effetti politicamente sarebbe stato più giusto affrontare anche questi interrogativi in tutto questo tempo.
Il Comitato Cittadino Antinucleare di Maruggio auspica che compagni, antinuclearisti ed ambientalisti in genere inizino un percorso di riflessioni, analisi e discussioni che faccia chiarezza sul problema inerente le scorie, per arrivare quanto prima ad una fase organizzativa a più ampio respiro. Solo in questo modo il movimento potrebbe avere anche questa volta un ruolo da protagonista rispetto a decisioni e scelte che riguardano l’intera società. Lo si deve anche per un doveroso rispetto verso quei territori e comunità che di fatto in questi lunghi anni hanno subito le dirette conseguenze disastrose dei depositi “provvisori” di rifiuti radioattivi: Saluggia e la Trisaia di Rotondella sono soltanto la punta di iceberg dei rifiuti sparsi sull’intero territorio nazionale.
Diversamente, visto che dietro le quinte l’iter istituzionale procederà sempre e comunque, ad un certo punto, senza precise analisi e prospettive, ci si ritroverà ad essere costretti per l’ennesima volta a difendere questo o quell’altro territorio dall’incombenza di mega-mostri di depositi nazionali. Ed allora, sia per i soliti ricatti occupazionali sia per la cascata di briciole della gigantesca torta, per qualsiasi governo di turno sarà ancora più facile accaparrarsi i vari amministratori locali, che, autocanditandisi al sito, puntualmente svenderanno i propri territori a discapito delle volontà popolari.
La partecipazione attiva rimane strumento di libertà e democrazia.

Comitato Cittadino Antinucleare Maruggio

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