Il nuovo porto di Molfetta – di G.Porta

portolavori2E’ incredibile. Ogni volta rimango sorpreso. Penso che dopo tutto quanto successo relativamente alle vicende del nuovo porto ci si possa interessare della finalità di quest’opera entrando nel merito e provando a superare i luoghi comuni. Invece niente. O quasi.
Ci sono quelli che per convinzione o convenienza difendono a spada tratta una linea: il porto è una cosa utile e positiva, a prescindere (come direbbe Toto’). E non si può discutere di altro e di niente, quindi di conseguenza chiedono di procedere contro tutto e contro tutti, a ogni costo.
E non interessa ragionare con dati alla mano di quale utilità e prospettive economiche può e deve avere la nuova opera, per non risultare inutile.
Ci sono quelli che si appassionano all’inchiesta giudiziaria della procura di Trani, alle ricostruzioni delle vicende losche e si appassionano alle autorizzazioni a procedere del Senato nei confronti del senatore Azzollini. E si indignano, si scalmanano (a dire il vero molto di più durante la campagna elettorale per le primarie alla presidenza della Regione).
E non interessa ragionare dati alla mano di quale utilità e prospettive economiche può e deve avere la nuova opera, per non risultare inutile.
Ci sono quelli che basta parlare di organismi sovracomunali come l’Autorità portuale del Levante, oppure della Regione Puglia e oplà! ogni nebbia si dirada rispetto al futuro perchè avremo tante mirabolanti occasioni di sviluppo in più, senza spiegare dove, come, quando, perchè…
E non interessa ragionare dati alla mano di quale utilità e prospettive economiche può e deve avere la nuova opera, per non risultare inutile.
Infine, ci sono quelli come noi da sempre storicamente contrari alla logica della grande opera impattante.
Critici dell’opera perchè pensata senza nessun ragionamento strategico e nessuno – lo ripetiamo ancora una volta -, nessuno!!! studio di fattibilità economica. Convinti che l’inchiesta giudiziaria e il sequestro offrano la possibilità alla città di ragionare su come ridurre il danno.
In che senso?
L’opera è realizzata al 60%, improbabile che si possa cancellare con un colpo di spugna – almeno finora nessuno ha dimostrato tale convenienza in modo convincente – quindi approfittiamo del sequestro per ragionare dati e numeri alla mano della destinazione di quest’opera, di quali traffici possa e debba andare a intercettare, di quali scenari economici si profilino ragionevolmente, se sia utile e necessario un ripensamento del progetto (come scritto nel programma della coalizione vincente nel 2013). E facciamolo avvalendoci di supporti scientifici per evitare una discussione da bar. Facciamolo ora perchè abbiamo il dovere di recuperare il ritardo causato da Azzollini. Dissequestriamo la discussione pubblica sul futuro del porto delle nebbie.
Abbiamo sempre avversato Azzollini per la sua visione economica sulle infrastrutture vecchia e perdente, chiedevamo discussione e chiarezza per la città. Continuiamo oggi a credere che dobbiamo avere una visione cittadina di sviluppo legata al nuovo porto e al complesso del fronte mare, una visione da costruire sulla base di dati, conoscenze e competenze anche tecniche. Cosa che mai Azzollini ha consentito, per questo lo abbiamo sempre avversato. E continueremo sempre a mantenere il nostro punto di fronte a quanti proporranno scorciatoie o rinvii insufficienti ad affrontare la questione economica fondamentale:
A CHE SERVE (E A CHI SERVE) IL NUOVO PORTO COMMERCIALE?
Possiamo anche discutere di altri temi come il ruolo dell’Autorità portuale del Levante, la Regione Puglia, la modifica del Piano regolatore del Porto, il turismo ma senza affrontare la questione economica fondamentale è tutto inutile o quasi, è tutto depotenziato o quasi, è tutto quasi simile all’impostazione azzolliniana (“prima costruiamo la stazione, tanto poi i treni ci passeranno”).
In questo anno e mezzo lo abbiamo detto e ridetto, per strada, a mezzo stampa, nelle riunioni ma è prevalso il luogo comune dell’opera bloccata che andava dissequestrata, oppure l’attenzione alle questioni ambientali come il contenuto della colmata (beninteso importanti anche per noi), oppure il moralismo pruriginoso degli indignati per le intercettazioni giudiziarie.
Lo abbiamo posto con forza anche all’attenzione di comitati, associazioni, laboratori, cittadini attivi, passivi e riflessivi, facchini, macchinisti, elettricisti e affini (direbbe ancora una volta il Grande), ma ci hanno detto che era meglio non toccare temi così generali (???), non parlare di questioni economiche (!!!), che invece per aggregare un largo comitato, un largo movimento di popolo era meglio puntare sul tema indefinito della richiesta di verità (nonostante ci fosse già la magistratura al lavoro), sul tema della sicurezza della salute e ovviamente, siccome il porto non era nè di destra nè di sinistra, era meglio che i partiti facessero un passo indietro. Abbiamo visto poi come e’ finita quella storia…
Anche gli organi cittadini di informazione hanno per lo più assecondato queste posizioni, anzichè – salvo eccezioni – stimolare la ricerca e il dibattito sul merito economico.
E’ questo che noi chiediamo, ed è questo che evidentemente – non adeguatamente ascoltati – saremo costretti a ripetere a voce più alta nei prossimi tempi.
Senza sconti.
Gianni Porta

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