ll Jobs Act di Renzi è l’ennesima dimostrazione che i padroni praticano la lotta di classe

De-mansionamento
Con il job Act di Renzi l’azienda potrà provvedere al de-mansionamento del dipendente, “in caso di crisi aziendali”.
Questo provvedimento comporterà l’utilizzo del dipendente per mansioni inferiori a quelle per cui è stato assunto e la conseguente diminuzione della retribuzione. In questo periodo di crisi mondiale, le crisi aziendali vere o millantate che siano, sono all’ordine del giorno di conseguenza il de-mansionamento diventa una regola e non l’eccezione.

Contratti a “tutele crescenti” e articolo 18
Con il job Act di Renzi viene introdotto il “Contratto a tutele crescenti” per i neo assunti. In questo modo i neo assunti non avranno gli stessi diritti dei lavoratori con anzianità di servizio ma acquisiranno i diritti man mano che aumenterà l’anzianità di servizio, di fatto si punta a cancellare l’articolo 18 per i neo assunti non solo per i giovani ma anche per i passaggi da un’azienda all’ altra.Fatto sta che questo aumento progressivo non è attualmente quantificabile e si allunga vertiginosamente considerando che i contratti a tempo indeterminato saranno preceduti dai contratti di apprendistato che allungheranno ancora di più il periodo di lavoro senza alcuna tipo di tutela.
Questo significa che con un numero gigantesco di disoccupati e con l’estrema precarizzazione del mercato del lavoro, i padroni utilizzeranno l’ampia disponibilità di lavoratori disoccupati sul mercato del lavoro, per tenere i neo assunti sotto ricatto perenne. Un lavoratore,neo assunto non si permetterà mai di mettere su una vertenza per reclamare un salario migliore o delle condizioni di lavoro migliore.In più questo provvedimento mira a dividere i lavoratori tra quelli che hanno diritti e quelli che non li hanno.

Contratti di solidarietà
Job Act di Renzi permette “l’utilizzo del contratto sia nella forma della solidarietà ‘difensiva’, quella più comunemente utilizzata, sia ‘espansiva’, che comporta una riduzione stabile dell’orario e della retribuzione ma anche il contestuale aumento di organico.”
Il contratto di solidarietà nasce per evitare o limitare i licenziamenti nei casi di crisi aziendale, e comporta una diminuzione dell’orario di lavoro e conseguentemente della retribuzione dei lavoratori.Inoltre l’azienda che poneva in essere contratti di solidarietà, dopo un’ampia trattativa con i sindacati, non poteva in nessun caso assumere nuovo personale.
Con il Job Act di Renzi il contratto di solidarietà non viene più utilizzato per evitare licenziamenti ma diventa uno strumento per aumentare l’organico riducendo orario di lavoro e retribuzione.

Ferie “Solidali”
Il job Act di Renzi introduce l’istituto delle “Ferie Solidali”.
Questo provvedimento e’ il grimaldello attraverso il quale può saltare un principio fondamentale del diritto del lavoro italiano secondo il quale il lavoratore non può in nessun caso rinunciare ai suoi diritti. Pensate se la legge permettesse ad un lavoratore di rinunciare alle ferie o permessi o malattia, i datori di lavoro potrebbero tranquillamente ricattare i lavoratori chiedendo loro di scegliere tra il lavoro e i diritti. Ancora una volta si utilizzano delle tragedie, come quella di questo caso in cui un lavoratore combatte con il cancro di un figlio, per distruggere i diritti conquistati con anni di lotta dei lavoratori. Se un lavoratore ha un problema di questa gravità’ lo stato deve metterlo nelle condizioni di assistere il familiare nel migliore dei modi senza dover rinunciare al salario e ai suoi diritti. Chi contribuirà a far passare questo provvedimento sarà colpevole dell’ennesimo attacco ai diritti dei lavoratori

Controllo a distanza dei dipendenti
Il job Act di Renzi cancella l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, quello del divieto di controllo a distanza dei dipendenti con impianti audiovisivi o altre apparecchiature.
L’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, pur riconoscendo il diritto del datore di lavoro ad esercitare il suo potere di controllo, limitava fortemente l’utilizzo di impianti audiovisivi e altre apparecchiature nel rispetto di due diritti fondamentali dei lavoratori: il diritto alla riservatezza e quello alla dignità

Mini Jobs
Sono lavori part time di 15 ore settimanali con 450 € al mese esentasse e senza contributi previdenziali.Ennesima dimostrazione che la direzione verso la quale si sta andando è quella di un diminuzione drastica dal punto di vista dei diritti e dei salari.

Il governo dice inoltre di voler semplificare la giungla italiana del lavoro riducendo a 3 tipi di contratti di lavoro, ( tempo indeterminato, tempo determinato e lavoro autonomo) una misura intelligente se non fosse una corsa al ribasso nei diritti e nei salari come dimostra il contratto a tempo indeterminato a “tutele crescenti”.
Questa piccola panoramica sulla cosiddetta riforma del lavoro non può prescindere dall’analisi sulla distruzione del sistema degli ammortizzatori sociali italiani a cui il governo preferisce un sistema, di matrice nord europea, di maggiore flessibilità in uscita incentrato su un reddito che accompagni il lavoratore da un lavoro all’altro. La contraddizione a dir poco sospetta è che, nell’italia dell’austerity e del fiscal compact lo stato dovrebbe, per sostenere questo modello, impegnare una quota di PIL quasi doppia rispetto a quella impegnata per sostenere l’attuale sistema di ammortizzatori sociali.
Il tutto avviene in un clima di scontro nel Pd, uno scontro paradossale tra chi ha aperto la strada alla distruzione delle tutele e dei diritti dei lavoratori e chi sta completando l’opera.
Infine allargando lo sguardo, il fondo Monetario internazionale plaude alla contro riforma italiana chiedendo al governo italiano di chiudere subito il cerchio mettendo mano alla riforma delle pensioni, quello che di fatto sarà il traguardo finale della controriforma.
Distruzione dei diritti dei lavoratori, contrazione dei salari, distruzione delle tutele previdenziali, che altro serve per farci capire che è arrivato il momento di svegliarci dal torpore di questi ultimi 30 anni della storia del nostro paese e di tornare alla lotta partendo dal nodo centrale, la contraddizione capitale-lavoro?

P.d.C.

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