Vent’anni bastano e avanzano

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Mentre si manomette la Costituzione, registriamo le notizie sul paese in recessione.
Finita l’ubriacatura europea, finito l’effetto propaganda degli 80 euro, finite le chiacchiere sulla voce grossa di Renzi in Europa, le chiacchiere stanno a zero.
Ma nonostante tutto i grandi interessi economici e finanziari, grazie all’imponente apparato mediatico, utilizzando il cameriere Renzi, continuano a spacciare le riforme istituzionali come la leva per far ripartire il paese oppure la svendita delle aziende comunali di servizi.

Nessuno che parli di squilibrio delle ricchezze, nessuno che parli dell’impoverimento industriale italiano, nessuno che parli di patrimoniale, nessuno che parli di intervento pubblico per far ripartire l’economia, nessuno che parli della revisione dei trattati e delle istituzioni europee, nessuno che parli di lavoro da redistribuire a parita’ di salario (perche’ senza potere d’acquisto dei lavoratori occupati non ci potra’ essere nessuna ripresa, nessuna domanda che incrocia l’offerta…).
Non ne parlano nemmeno i prodi eroi della minoranza Pd che non si capisce bene cosa vogliano da un partito funzionalmente destinato a rappresentare una parte del capitalismo italiano, quello piu’ europeista e legato ai centri di potere transnazionale.
Non ne parlano nemmeno i candidati alle primarie del centrosinistra pugliese: del resto quale debba essere la via per resistere nella crisi e venirne fuori anche per la nostra regione non sembra interessare i tre moschettieri. Uno impegnato a dipingersi come il sindaco della Puglia, uno come il volto moderno e manageriale della sinistra di governo, uno come il cireneo che ancora una volta decide di portare la croce in nome dei penultimi di lusso. Ognuno funzionale, per la propria parte, a rendere la politica inoffensiva, incapace di porsi i problemi reali e mettere in discussione i dogmi liberali e liberisti.

Ma lo scandalo e’ che le organizzazioni sindacali che potrebbero porsi come riferimento per costruire un’alternativa nelle politiche economiche sono latitanti.
La situazione esige una sinistra popolare capace di organizzare una lunga marcia nella societa’ prim’ancora che rappresentare elettoralmente qualcuno. Una sinistra che abbia due priorita’: difendere il lavoro e conquistare spazi di potere, a partire dalla realta’ produttiva.
Il resto viene dopo.

A tanti sembrera’ un po’ all’antica, ma vent’anni in cui i tanti tentativi di andare oltre, essere nuovi e “nuovisti”, essere compatibili con tutto e con tutti, parlare dei “nuovi diritti” (mentre si perdevano quelli vecchi…), innamorarsi di narrazioni poetiche, ci hanno lasciato con il culo per terra e indifesi dinanzi ai detentori dei mezzi di produzione e di comunicazione (i loro camerieri parlamentari sono un problema secondario), questi vent’anni ci bastano e ci avanzano.
Inutile rincorrere liste e contenitori che, anche dopo il successo elettorale europeo come la lista Tzipras, stentano a decollare perche’ non sciolgono un nodo di fondo: contro chi costruire la lotta e per che cosa.
I nuovi soggetti non nascono quando non e’ chiaro chi siamo, cosa vogliamo e a chi vogliamo fare la guerra, in Europa, in Italia e in Puglia.

Gianni Porta – 8 agosto 2014

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