La storia che si ripete

syrizaNegli anni ’80 per contrastare il governo socialista afghano e la presenza sovietica in Asia centrale, gli Usa foraggiarono gli islamisti che poi sarebbero diventati i famigerati “talebani” degli anni duemila (che per inciso avevano avuto sempre buoni appoggi presso il regno dell’Arabia Saudita, alleato storico degli Usa).
Sempre a quei tempi, contro l’Iran, tutto l’Occidente sosteneva Saddam Hussein salvo scaricarlo qualche anno dopo.
Ancora ieri per fare un favore a Israele si gridava contro il dittatore Assad in Siria mentre gli insorti islamici, insieme ad altri, venivano dipinti dai media occidentali come combattenti per la liberta’.
Oggi, che i sunniti dell’Isis avanzano, gli Usa si rendono conto dell’ennesimo errore della loro politica imperialista e propongono addirittura una collaborazione al governo di Assad, senza che i media, gli analisti, gli ossevatori, gli opinionisti, specie in Italia, facciano un po’ di autocritica, anzi… provano vergognosamente ad associare i jihadisti che sgozzano alla lotta di resistenza dei palestinesi vessati per anni dalla occupazione prepotente di Israele.

Ancora una volta gli Usa non vogliono e non possono capire che la fine dell’occupazione israeliana dei territori assegnati ai palestinesi toglierebbe parecchia acqua in cui nuotare ai cosiddetti “islamisti”.
Perche’ non lo vogliono e non lo possono capire?
Forse perche’ imperialismo occidentale e fondamentalismo islamico sono due facce della stessa medaglia, e fanno comodo l’uno agli altri, si reggono a vicenda, per questo non dobbiamo schierarci ne’ con gli imperialisti occidentali (tutti quei governi, Usa, Gb, Francia e anche Italia che si ricordano dei “diritti umani” a fasi alterne, del tipo oggi Assad e’ un terrorista, domani e’ un alleato; ieri i talebani sono combattenti per la liberta’, oggi sono terroristi).

Ne’ con i fondamentalisti religiosi che sono un prodotto distorto della globalizzazione neoliberale.
Ne’ con gli Usa ne’ con i jihadisti!

Siamo con quei popoli e con quei gruppi politici che lavorano perche’ i loro popoli possano autodeterminare la vita del loro Stato e gestirne le risorse economiche ed energetiche in una globalizzazione “diretta” ancora da alcuni centri di potere multinazionale e Stati occidentali.

Siamo con i palestinesi, che ancora non hanno uno Stato, e quei gruppi resistenti che contrastano il terrorismo di Stato israeliano.

Siamo con i curdi e con il Pkk, il cui leader Ocalan, e’ stato dipinto come un terrorista mentre resisteva all’Iraq di Saddam e alla Turchia amica della Nato.

Siamo con gli egiziani che hanno fatto una rivoluzione piena di ambiguita’ ma che gli Usa hanno voluto rimettere in riga “nominando” un nuovo Mubarak.

Siamo con i siriani che vogliono decidere, contro le ingerenza Usa e degli islamisti, se e quando liberarsi di Assad.

Siamo con i cubani che perseguono una strada diversa per la liberta’ e l’uguaglianza rispetto a quella liberale e occidentale.

Siamo con i venezuelani che difendono con le unghie e con i denti i risultati di progresso della rivoluzione chavista che ha dato finalmente indipendenza reale dagli Usa al loro paese.

Siamo con gli ucraini dell’est che combattono contro la marea montante paranazista e fascista del nuovo governo di Kiev imposto con un colpo di stato-di piazza suggerito dagli Usa e l’Unione europea.

Non vengano i sostenitori dell’Occidente e della civilta’ cristiana, quando conviene loro, a farci la morale con la loro ipocrisia: rimedino ai loro disastri prima di aprire bocca.
Tolgano loro, e i loro governi, l’appoggio ai governi illiberali dell’Arabia Saudita, del Bahrein, del Marocco tanto per fare un esempio prima di parlare di diritti umani e rispetto delle religioni.

Gianni Porta – 26 agosto 2014

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