Antimafia sociale

L’esigenza di una resistenza alla mafia si lega alla constatazione che troppo spesso il “fenomeno mafia” viene interpretato alla luce di due paradigmi opposti, ma che negli esiti della loro applicazione risultano accomunati dal non fornire strumento alcuno per un’opposizione storica alla mafia stessa, né per una sua articolata interpretazione. La prima delle due visioni sopra dette consiste nella riduzione della mafia a mero fenomeno delinquenziale, per quanto estremamente organizzato e diffuso; questa posizione finisce assai spesso per proporre come unica risposta reazioni di tipo giudiziario e poliziesco. La seconda visione tende invece a fornire della mafia un profilo talmente generico e ampio da renderne impossibile un netto riconoscimento e impedisce perfino ogni distinzione tra la mafia e la stessa società meridionale, vanificando ogni prospettiva di una Sicilia e di un meridione liberi.

Solo attraverso una lettura del reale che tenga conto tanto degli interessi economici e delle forme di accumulazione capitalistica della mafia quanto della società che con la sua influenza si è prodotta, è realmente possibile poter pensare e sviluppare alternative storicamente valide al potere mafioso.

Felicia Bartolotta Impastato, mamma di Peppino, durante un incontro con un partigiano della Brigata Stella Rossa e con un reduce dell’eccidio di Marzabotto, disse: “c’è bisogno di una nuova resistenza antimafia”. Questo bisogno è tanto più vero se si è disposti a riconoscere la mafia come sistema di sfruttamento e di dominio basato sul privilegio e sulla privazione dei diritti, catalizzatore di disoccupazione, esclusione sociale, sottosviluppo e corruzione.

La resistenza alla mafia, dunque, può essere antimafia sociale – proseguendo il percorso storico che dai contadini dei Fasci Siciliani giunge a Peppino Impastato – solo se al fenomeno mafioso si contrappongono delle dinamiche storiche e sociali che ne rappresentino la contraddizione e il superamento. Pensiamo sia dunque necessario “non restare chiusi nelle stanze” dell’antimafia istituzionale, ma guardare alla materialità e alla concretezza delle masse siciliane, ai loro bisogni e all’articolazione delle loro relazioni economiche e sociali.

Occorre allora pensare ad una rete di movimento antimafia costituita da realtà diverse, nate nelle svariate contestualità territoriali quali comuni, quartieri, scuole, università e luoghi di lavoro. Rete che avvii percorsi di lotta e mobilitazione contro la privazione dei diritti e per una loro massiccia estensione, opponendosi all’esclusione sociale e allo sfruttamento dei migranti, dei senza casa, dei disoccupati e degli studenti.

http://www.associazioneradioaut.org/antimafia-sociale/

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: