Se otto ore vi sembran poche

lavoro“Se otto ore vi sembran poche”, così cantavano le mondine nel secolo scorso, ma nonostante siano passati tanti anni il tema è quanto mai attuale. Viviamo al giorno d’oggi una situazione assurda nella quale il tasso di disoccupazione è altissimo e per i pochi fortunati che hanno un lavoro, la giornata lavorativa è ben più lunga delle otto ore classiche di lavoro. Questo avviene al di là della flessibilità dell’orario di lavoro che la legislazione attuale contempla (ad esempio il multi periodale) sopratutto per alcuni settori o per i picchi di lavoro e di produzione.
La legislazione in materia di lavoro in Italia, nonostante le continue modifiche subite, è senza dubbio all’avanguardia a livello internazionale, grazie sopratutto alle lotte operaie e bracciantili del dopoguerra.
In materia di tempi del lavoro la nostra legislazione ha affermato che la vita di un lavoratore e i suoi tempi di lavoro devo tener conto dei tempi di riposo, durante la giornata, durante la settimana e durante l’anno. La pausa all’interno di un giorno e l’altro di lavoro deve necessariamente essere pari a 12 ore, all’interno di una settimana è necessario avere un giorno intero di riposo totale del lavoro. Infine durante l’anno è necessario che il lavoratore abbia 2 settimane consecutive di ferie.
Alla base di scelte normative c’e’ un’ampia letteratura medica che sostiene queste scelte come necessarie per il recupero psico fisico del lavoratore.
Oggi in un periodo di crisi, ma dopo tanti anni di attacco frontale ai diritti dei lavoratori, queste prescrizioni pur permanendo, in tutto o in parte, nella legislazione, sono nei fatti venute meno per colpa dei padroni che utilizzano il ricatto occupazionale, per colpa dei lavoratori che hanno smarrito la loro identità di classe facendo dell’autosfruttamento il loro punto di forza nella giungla del mercato del lavoro e per i profondi cambiamenti che ha avuto il mondo della produzione e del consumo.
Proviamo a fare degli esempi.
Il lavoro degli insegnanti, sopratutto nella scuola primaria, è sempre più burocratizzato e concentrato su attività complementari che in pratica costringono i docenti a concentrarsi meno sull’insegnamento e sulla formazione delle giovani generazioni.
Nel mondo della piccola impresa la giornata di otto ore e la settimana di quaranta ore sono un miraggio ormai da tantissimi anni.
Il commercio poi, con la liberalizzazione degli orari di apertura e chiusura e con l’avvento della GDO (grande distribuzione organizzata) ha sconvolto totalmente la vita dei lavoratori del settore ma anche quella di tutti i lavoratori. La domenica, il giorno del riposo, è diventata giornata di lavoro o giornata dedicata al consumo facendo venir meno uno dei capisaldi della famiglia e della società italiana in generale, quello cioè della domenica dedicata alla vita di comunità e alle proprie passioni.
Il terzo settore poi è assolutamente il regno dell’autosfruttamento. Il lavoratore sentendosi parte della missione per la quale è nata la realtà per la quale lavora assorbe tutte le proprie energie nel lavoro credendo erroneamente di costruire un mondo capace di avere maggiore attenzione ai bisogni della gente, sopratutto dei più deboli reprimendo di fatto i propri, e invece diventa ingranaggio fondamentale del sistema che crede di “combattere”.
Questa riflessione viene scritta proprio quando l’ideologia dominante in materia di lavoro è quella del taglio del cuneo fiscale, una misura che in nessun modo può significare un aumento dell’occupazione o del potere d’acquisto dei lavoratori ma molto probabilmente avrà come unico risultato quello di favorire le grandi imprese a discapito dei lavoratori.
Forse la sinistra dovrebbe tornare a parlare di riduzione di orario di lavoro a parità di salario, non solo nell’ottica dell’aumento del potere d’acquisto dei lavoratori, ma per riaffermare la necessità di un riequilibrio tra i tempi di lavoro e i tempi da dedicare al riposo. La riduzione dei tempi del riposo a partire dai nuovi ritmi della vita degli studenti universitari fino ad arrivare a quelli dei lavoratori è un elemento importante dell’indebolimento e alla quasi scomparsa dei soggetti collettivi.

[com.]

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