Syriza: il partito di Alexis Tsipras

syrizaOrmai è Tsipras-mania. Dopo l’affollata assemblea al Valle occupato, la sinistra italiana sembra letteralmente stregata dalla figura del presidente di Syriza ed entusiasta all’idea di costruire una “Lista Tsipras” in vista delle prossime elezioni europee. Che il possibile futuro primo ministro greco sia provvisto di carisma e capacità politica è del resto un fatto oggettivo. E, d’altra parte, è anche comprensibile che, dopo le numerose sconfitte e disastri politici inanellati negli ultimi anni, varie speranze e attese vengano suscitate ogni qual volta si intravede la possibilità di un nuovo inizio per la sinistra radicale del nostro paese. Eppure, a leggere le ricostruzioni giornalistiche degli ultimi giorni, a sentire i pareri che vengono da più parti dispensati circa la “diversità” del fenomeno Syriza rispetto alla realtà delle vituperate organizzazioni politiche che in Italia occupano lo spazio a sinistra del Pd – tanto le prime quanto i secondi facenti spesso riferimento al “miracolo” e alla “novità” di cui Tsipras si sarebbe reso autore realizzando l’unità fra i “litigiosi micropartitini” della galassia comunista e radicale ellenica -, uno sguardo più ravvicinato alla realtà della principale forza di opposizione greca viene voglia di darlo.

Non per niente: chi segue gli avvenimenti greci sa che, pochi giorni prima dell’arrivo in Italia del presidente di Syriza, il comitato centrale di quel partito è stato attraversato da un accesissimo dibattito riguardante le personalità da candidare a sindaco e a governatore di regione nelle elezioni amministrative che si terranno il 18 maggio prossimo. Quest’ultime vengono viste, a ragione, come un test fondamentale in vista delle prossime politiche, che potrebbero invece tenersi, in forma anticipata, dopo l’estate (molto dipenderà dal risultato che otterranno alle europee i due partiti di governo, Nuova Democrazia e Pasok, e se andranno incontro, come probabile, ad un’emorragia di voti).

In particolare, un putiferio è stato scatenato, tanto all’interno dell’organo direttivo di Syriza quanto, al suo esterno, fra semplici militanti ed elettori di sinistra, dalla proposta di candidare Odysseas Voudouris alla carica di governatore del Peloponneso. Voudouris è un parlamentare eletto originariamente col Pasok e poi finito nel gruppo misto, non senza transitare nelle file di Sinistra democratica (la formazione di matrice socialdemocratica che ha appoggiato per un periodo il governo attualmente in carica), colpevole oltretutto di aver più volte votato la fiducia all’esecutivo di grande coalizione presieduto da Antonis Samaras (quello, per intenderci, che governa il paese sotto dettatura della Troika). Altre polemiche, parimenti accese, sono inoltre sorte attorno al nome di Theodoros Karipidis, giornalista televisivo che avrebbe dovuto correre sotto le insegne di Syriza per la poltrona di governatore della Macedonia Occidentale. Una candidatura, quest’ultima, approvata dal cc dell’1 e 2 febbraio e poi ritirata dalla segreteria politica del partito dopo che si è scoperto che il conduttore TV era autore di un post chiaramente antisemita campeggiante in bella mostra sul suo profilo Facebook.

Un partito unitario e plurale

Dunque, unità, certo, almeno nelle intenzioni. Ma anche dibattito, discussione e divisione quando c’è da prendere una decisione importante e, soprattutto, quando si viene posti di fronte a scelte politiche quanto meno discutibili. Questa è Syriza, una realtà che pochi, in Italia, conoscono veramente, e sulla quale circolano nel nostro paese molti giudizi semplicistici e consolatori. Opinioni che sembrano parlare, più che del partito della sinistra radicale greca, dell’insoddisfazione, del disorientamento e del desiderio più o meno conscio di un “deus ex machina” che caratterizzano il militante e l’elettore di sinistra italiano dal 2008 a questa parte.

In realtà, l’organizzazione presieduta da Alexis Tsipras è plurale, variegata e “litigiosa” sin dalla sua nascita, sotto forma di coalizione di più formazioni riconducibili all’ambito della sinistra altermondialista ed eurocomunista, ai tempi del G8 di Genova. La sua vivace dialettica interna ha vissuto un momento fondamentale nel 2004, quando il principale dei partiti che componevano allora l’alleanza, il Synaspismós, ha optato, sotto la guida del padrino politico di Tsipras, Alekos Alavanos, per quella svolta a sinistra che avrebbe significato l’abbandono di qualsiasi ipotesi di alleanza tattica con i socialisti del Pasok e l’emarginazione della destra interna poi in parte confluita in Sinistra democratica. Una scelta provvidenziale, col senno di poi, anche se forse non particolarmente “unitaria”, visto che è stata presa in mezzo a fortissimi contrasti e che è costata, più tardi, una scissione.

Ma c’è anche un altro aspetto che spesso viene preso in considerazione poco o nulla qui in Italia, soprattutto nei recenti dibattiti sulla “lista Tsipras”, e che invece è degno di nota. Non solo Syriza è una realtà plurale, ma è anche una realtà partitica. Essa ha cessato di essere una coalizione di diverse organizzazioni per trasformarsi in un partito unico nel luglio del 2013. E le due cose, per strano che possa sembrare nel bel paese, dove la parola partito è ormai percepita, anche a sinistra, come puro turpiloquio, vanno a braccetto. Partito “unitario” (chi può essere, di principio, contro l’unità?) eppure plurale. Segnato oltretutto, a tratti, da forti polemiche. Anzi, si potrebbe dire che è proprio il carattere “formale” di Syriza come organizzazione partitica a garantire la vitalità e la tenuta della sua dialettica democratica interna, dal momento che le diverse correnti e tendenze che ne fanno parte, molte delle quali riconducibili a precise famiglie ed esperienze politiche internazionali, si scontrano e ingaggiano una battaglia per l’egemonia in maniera trasparente e alla luce del sole negli organismi dirigenti, secondo le norme statutarie che presiedono alla vita dell’organizzazione (con buona pace di chi ama associare la democrazia e il pluralismo all’informalità e a un malinteso “movimentismo”).

Geografie interne

Il comitato centrale dell’organizzazione presieduta da Tsipras, ad esempio, è composto da 201 membri, il 30% dei quali è su posizioni critiche rispetto alla linea politica del presidente, anche in relazione a questioni tanto fondamentali quanto quella dell’uscita dall’euro (cui Syriza, com’è noto, è ufficialmente contraria). Questa corrente di minoranza ha trovato, al momento del congresso fondativo del luglio 2013, un suo spazio di unità e coordinamento nella Piattaforma di Sinistra guidata da Panagiotis Lafazanis, già a capo della sinistra interna del Synaspismós. Ma la Piattaforma, a sua volta, non è una realtà omogenea: è composta, oltre che dai seguaci di Lafazanis, anche dal Dea, un’organizzazione trotskista che si rifà al lavoro teorico di Tony Cliff, dunque in qualche modo “cugina” del Socialist Workers Party britannico, dal Kokkino (“Rosso”) e da altri piccoli gruppi anch’essi di matrice trotskista.

Non meno variegate e diversificate sono le appartenenze politiche all’interno della componente di maggioranza (circa il 70%) del cc, quella che, per intenderci, si è raccolta attorno alla proposta politica di Tsipras. Oltre ai dirigenti più vicini al presidente, raggruppati nel cartello “Unità di sinistra”, ne fanno parte i membri di Piattaforma 2010, ossia gli esponenti dell’ex destra interna del Synaspismós che non hanno seguito Fotis Kouvelis quando, nel giugno 2010, quest’ultimo è uscito dal partito per fondare Sinistra Democratica, quelli della corrente denominata “Anasa” e i maoisti del Koe. Anasa riunisce a sua volta gli “eurocomunisti”, cioè i più diretti eredi di quello che fu il Partito Comunista dell’Interno (contrapposto a quello ultrastalinista detto dell’Esterno, l’attuale Kke), i membri del gruppo Roza, provenienti da ambienti simili a quelli dei nostri centri sociali e impegnati in lotte per i diritti sociali, degli immigrati ecc., e una parte del Kokkino fuoriuscita dalla corrente di Lafazanis. A completare il quadro vanno menzionati anche i due membri del cc appartenenti alla Tendenza Comunista di Syriza, trotskisti “grantisti” (dal nome del teorico marxista sudafricano naturalizzato britannico Ted Grant) che non aderiscono né alla maggioranza né alla Piattaforma di Sinistra.

Ospiti indesiderati

Tornando ora alla seduta del cc dell’1 e 2 febbraio, durante la quale si è tenuto il sofferto voto sulle candidature per le amministrative proposte dal presidente, va rilevato come alcune scelte di quest’ultimo abbiano rappresentato un oggettivo scivolone, tanto grave, agli occhi di molti dei membri dell’organo direttivo, da suscitare forti contrasti e da avere come effetto collaterale e non desiderato quello di rimescolare le carte delle appartenenze di corrente appena descritte, con diverse astensioni e defezioni anche fra le file della maggioranza pro-Tsipras.

Come si è detto, i nomi più problematici inclusi nel pacchetto di candidature erano quelli di Voudouris e di Karipidis. Sul primo, considerato dalla base e da molti dirigenti come un voltagabbana che, oltre ad aver votato a favore del primo Memorandum d’intesa con la Troika, non ha fatto mancare in più di un’occasione il proprio sostegno a Samaras, non c’è molto da aggiungere. Interpellato sull’intera vicenda, a margine delle polemiche che lo hanno visto protagonista, lo stesso ex esponente del Pasok ha detto che la sua candidatura era una scelta personale di Tsipras. Quanto a Karipidis, parlando con la radio Vima 99.5 pochi giorni dopo il voto del cc, ha rivelato che la proposta di correre per la carica di governatore della Macedonia Occidentale gli sarebbe stata fatta da Dimitris Vitsas, il segretario del comitato centrale di Syriza.

La scelta del giornalista, secondo alcuni, sarebbe da ricondursi al tentativo di Tsipras e dei suoi di mantenere la porta aperta ai voti di quegli elettori che criticano da destra le politiche di austerità, in particolare di coloro che hanno optato alle ultime elezioni per la formazione populista di destra dei Greci Indipendenti. Di una possibile futura alleanza di governo fra Syriza e quest’ultimo partito, da siglarsi all’insegna del rifiuto dell’austerità, si è spesso vociferato dopo le elezioni del giugno 2012, quelle che hanno consacrato la formazione guidata da Tsipras come secondo partito del paese. Di sicuro c’è che Karipidis è un uomo di destra che si apprestava a correre alle elezioni sotto le insegne del principale partito di sinistra greco. Da conduttore televisivo si è reso famoso per aver intervistato, nei giorni successivi all’assassinio del rapper e militante di sinistra Pavlos Fyssas, Ilias Kasidiaris, il portavoce di Alba Dorata già responsabile dell’aggressione in diretta tv della deputata comunista Liana Kanelli e successivamente arrestato e indagato per associazione a delinquere insieme al leader del partito neonazista Nikolaos Michaloliakos.

Durante l’intervista Karipidis avrebbe mostrato grande comprensione per le “ragioni” di Kasidiaris che, per la cronaca, attualmente è fuori dal carcere e si candiderà a sindaco di Atene alle comunali di maggio. Quanto al suo antisemitismo, esso è documentato da un farneticante post comparso sulla sua pagina Facebook riguardante il nome della nuova compagnia radiotelevisiva pubblica, la Nerit, creata all’indomani della soppressione, fra mille polemiche e proteste, della vecchia Tv di stato Ert nel giugno del 2013. “Il nuovo canale della Tv pubblica greca si chiamerà Nerit”, ha scritto sul popolare social network Karipidis. “Nerit è un nome ebraico che si da alle bambine e che, alla lettera, significa ‘candela’ . Si tratta di un nome che si da alle bambine che nascono durante la festività antiellenica dell’Hanukkah”, e via proseguendo con elucubrazioni dal sapore razzista e paranoico sul fatto che il governo Samaras starebbe accendendo tutte le “candele” (nerit) necessarie ad “incendiare la Grecia” dopo la sua visita alla sinagoga di Salonicco.

I nomi di Karipidis e di Voudouris, come si è detto, sono stati inseriti all’interno di una lista di 14 candidati alla carica di sindaco e di governatore di regione sulla quale Tsipras ha chiamato al voto i membri del comitato centrale del partito. Questi ultimi sono venuti a conoscenza della lista con poche ore di anticipo, apprendendone la composizione dai mezzi di informazione. I primi dissensi si sono verificati sul metodo: mentre il presidente insisteva per un voto in blocco a favore o contro l’intero pacchetto, la corrente guidata da Lafazanis ha chiesto di poter votare ogni singolo nome separatamente, in modo da poter rigettare più liberamente candidature ritenute impresentabili come quelle sopramenzionate. Una prima votazione si è quindi tenuta sul sistema di voto, ed ha sancito l’approvazione del metodo del voto in blocco, ma con una maggioranza non schiacciante e a prezzo di molte astensioni, anche fra i membri della maggioranza vicina a Tsipras. Il numero delle astensioni è poi aumentato sensibilmente, a quanto pare fino a sfiorare la metà circa dei componenti del cc, al momento della seconda votazione, quella sulla proposta vera e propria, che pure ha visto l’approvazione del pacchetto delle candidature.

Ora che il nome di Karipidis è saltato, rimane comunque confermato quello di Voudouris. Soprattutto, però, resta il fatto che, per il momento, la forzatura imposta dal leader della sinistra radicale greca ha avuto l’effetto di rimescolare le carte all’interno del cc e di indebolire, complice l’alto numero di astenuti, la posizione del presidente stesso e la solidità della sua proposta politica. La realtà di Syriza, come si vede, è quella di un organismo collettivo che discute e che è attraversato da contraddizioni, molte delle quali destinate probabilmente ad approfondirsi se il partito approderà al governo. Una realtà ben diversa dall’immagine, che tanto successo riscuote dalle nostre parti, dell’uomo solo al comando, apportatore di “novità” e in grado di mettere d’accordo tutti facendo trionfare l’unità sulla litigiosità delle microorganizzazioni.

di Marco Zerbino su popoff.globalist.it

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