Intervista a Oskar Lafontaine sull’Europa e la moneta

soldi2Oskar Lafontaine. Ex ministro delle Finanze tedesco nel governo Schröder. Dimessosi nel 1999 e fondatore nel 2005 del Partito della sinistra (Die Linke). Autore di “Il cuore batte a sinistra”

Nel maggio del 2013 ha dichiarato come “la situazione economica europea sta peggiorando di mese in mese e la disoccupazione mette in discussione sempre più le strutture democratiche. Per questo bisogna farla finita con questa moneta catastrofica”. Considerando che anche la dirigenza del partito da Lei fondato, Linke, ha poi preso le distanze da queste sue conclusioni, come giudica il fatto che la maggior parte della sinistra europea non riesce a compiere questo passaggio critico verso l’attuale architettura istituzionale europea e rimane ancorata al mantra del “sogno” – “incubo” per i cittadini – degli “Stati Uniti d’Europa”?

Se le economie europee si trovano sotto il tetto di una moneta, allora c’è solo la possibilità di svalutare o rivalutare in modo reale. Se i salari si sviluppano in modo troppo distante gli uni da gli altri, si arriva alle ormai visiblissime distorsioni. Poiché i tedeschi hanno messo in pratica in questi ultimi anni il dumping salariale, ora si pretende dagli stati del sud dell’Europa diminuzioni salariali, tagli alle pensioni, riduzione dei diritti dei lavoratori e lo smantellamento dei servizi pubblici. Questa non è una svalutazione monetaria, ma una svalutazione reale che è un incubo per le persone colpite.

– Krugman in uno dei suoi ultimi articoli ha scritto come “l’euro, nato per unire, sta irremediabilemnte dividendo le nazioni europee”. Come ministro delle Finanze del governo tedesco che negoziò l’introduzione della moneta unica, ci può dire se vi è stato qualche uomo politico che all’epoca delle trattative aveva predetto una tale possibilità?

Quando è stato introdotto l’euro, un gruppo di politici, a cui anche io appartenevo, ha sostenuto che la moneta unica sarebbe sopravvissuta solo se in Europa ci fosse stato un coordinamento salariale. Poiché non è stato previsto nessun coordinamento salariale, il sistema monetario è inevitabilmente entrato in crisi.

– Quando era il candidato socialista alla carica di Cancelliere nel 1990, Lei si era dichiarato contrario all’introduzione del deutchemark alla Germania Est, avendo compreso bene che questo avrebbe determinato, soprattutto per quel che riguarda il mondo del lavoro, molte di quelle dinamiche economicamente drammatiche che oggi intrappolano anche i paesi del sud Europa con l’euro. Perché non ha utilizzato questa sua intuizione nella fase negoziale dell’Unione monetaria ed economica europea?

Il marco tedesco era una moneta troppo forte per l’economia della Germania orientale e la sua introduzione ha inevitabilmente comportato la drammatica perdita di posti di lavoro. Ora i paesi dell’Europa meridionale si trovano in una situazione molto simile ed hanno solo due possibilità di ripresa: o riescono a fermare il dumping salariale tedesco, oppure si stabilisce a livello europeo un meccanismo di compensazione tra i paesi in surplus ed i paesi che hanno deficit commerciali. Se questo non sarà possibile, allora bisogna pensare, all’interno di un sistema monetario europeo nuovo, ad un’ulteriore svalutazione monetaria per ripristinare la competitività.

– Nella sua lettera di dimissioni dal primo governo Schroeder, Lei concludeva con la speranza di un successo dell’esecutivo “nel lavoro futuro per la libertà, giustizia e solidarietà”. I partiti socialisti tradizionali hanno da allora deciso di abbracciare i valori neo-liberisti ed oggi si sono praticamente fusi con i partiti conservatori o con i governi tecnici per difendere austerità, rinegoziazione dei diritti sociali acquisiti ed attuare una serie di privatizzazioni selvagge. Come giudica la loro azione?

I tradizionali partiti socialdemocratici e socialisti d’Europa hanno interiorizzato i valori neo-liberali. Pertanto, hanno accettato il patto fiscale europeo (Fiscal Compact). Per cambiare le cose, abbiamo bisogno di una rigorosa regolamentazione delle banche. Abbiamo bisogno di casse di risparmio, invece che di “giocatori d’azzardo”. Abbiamo bisogno di un taglio dei debiti in modo che soprattutto i paesi dell’Europa meridionale abbiano la possibilità di riprendersi. Al fine di ridurre i debiti residui, infine, devono essere introdotte a livello europeo tasse patrimoniali. Il patrimonio dei milionari è superiore a tutto il debito sovrano europeo e per questo i Paesi che adottano la tassa sui grandi patrimoni dovrebbero acquisire il diritto della Banca centrale europea di ottenere prestiti. Queste sono le proposte da avviare per una svolta verso un ordine economico giusto in Europa.

– Nel maggio del prossimo anno ci saranno le elezioni europee e sarà un test per tutti i partiti critici dell’attuale architettura istituzionale. Partiti di destra, sinistra e movimenti post-ideologici entreranno a Bruxelles con l’obiettivo di invertire le scelte attuali che stanno portando il continente al collasso. Crede che possano avere successo?

Sono preoccupato che siano i partiti di destra a diventare sempre più forti. Sarebbe auspicabile, al contrario, che in Europa, come del resto sta accadendo ad esempio in Grecia, a crescere fossero i partiti di sinistra forti di modo che nel nuovo Parlamento europeo possano formare un’opposizione efficace contro le distruttive politiche neoliberiste.

di Alessandro Bianchi su l’Antidiplomatico

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