Qualche riflessione su uno sviluppo più umano

L’economia di Molfetta negli ultimi dieci anni, nonostante gli insediamenti della zona ASI, si è retta principalmente sull’espansione edilizia che ha convogliato un considerevole flusso di denaro nell’investimento immobiliare. Ancora una volta si è riproposto un meccanismo perverso di immobilizzazione dei risparmi nell’acquisto degli immobili piuttosto che in investimenti produttivi.
D’altro canto gli insediamenti nella zona ASI non hanno consentito all’economia cittadina di costruirsi delle basi sicure, giacché i due settori di punta, la meccanica di precisione e la grande distribuzione, presentano entrambi un vizio d’origine che ne limita le potenzialità: la prima per essere le aziende nella gran parte dei casi “terziste”, quindi costrette a dipendere da aziende esterne con evidente limitazione dei margini di profitto, la seconda per portare altrove, trattandosi di grandi gruppi non molfettesi, i profitti maturati. Di conseguenza le possibilità di espansione dell’economia cittadina si riducono e comunque dipendono sempre dalla volontà di qualcuno i cui interessi non sempre coincidono con quelli della città.
Sarebbe un delitto pensare di rimettere in moto l’economia cittadina prospettando un’ulteriore espansione edilizia: il nostro territorio è limitato e quel poco che rimane va fortemente salvaguardato da ogni nuovo tentativo di cementificazione, anche perché tutti, tranne che i nostri amministratori di centrodestra, si sono resi conto che il suolo agricolo in quanto tale è diventato una risorsa preziosissima che non si può assolutamente sprecare.
Occorre cambiare rotta, per ridare “sovranità” all’economia di Molfetta, conciliando sviluppo industriale, qualità dei servizi e valorizzazione dei beni paesaggistici e storico-culturali. E’ indispensabile seguire due direzioni. In primo luogo sostenendo adeguatamente quelle attività che in passato sono dipese dalla volontà e dalla capacità dei molfettesi. A partire dal commercio urbano, strozzato dalla grande distribuzione, con la redazione del nuovo Piano del commercio, che coniughi decoro e fruibilità della zona centrale con particolare attenzione alla questione del parcheggio, per passare alla revisione del Piano del commercio sulle aree pubbliche, impedendo che anche le zone più belle della città, come il Borgo, si trasformino permanentemente in mercato all’aperto.
In questa prospettiva va attivato un processo virtuoso legato alla produzione di servizi nell’ambito culturale e artistico, in modo da assorbire, almeno in parte, le cospicue risorse umane giovanili presenti in città, condannate altrimenti all’emigrazione o alla disoccupazione. E’ necessario redigere un Piano del Turismo e contribuire a creare, con i centri limitrofi, pacchetti integrati che valorizzino i nostri beni paesaggistici, museali e architettonici, promuovendo il turismo culturale e scolastico non stagionale. Per quello estivo basterebbe avviare il Piano spiagge, ponendo fine a una sorta di fruizione selvaggia delle spiagge libere, che in questo modo potrebbero diventare molto più accoglienti grazie alla gestione di cooperative giovanili, le quali dovrebbero essere sostenute anche nella creazione di un albergo diffuso o di ambienti ricettivi nel centro storico. In questo ambito avrebbe rilevanza economica la creazione di un marchio “Molfetta” per promuovere le bontà enogastronomiche locali prodotte dalla nostra agricoltura e dalla piccola pesca.
La seconda direzione mira a potenziare il Consorzio della meccanica di precisione, a favorirne partnership con l’Università, allo scopo di sviluppare la ricerca e l’innovazione dei prodotti che, come la crisi attuale ci insegna, possono competere solo se presentano un alto valore aggiunto dal punto di vista tecnologico.

Queste sono solo alcune idee base da cui partire per rifondare Molfetta, ogni giorno.

sviluppo più umano - gianni porta

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